La città incantata – Un Oscar per Miyazaki

La città incantata (千と千尋の神隠し Sen to Chihiro no Kamikakushi  lett. “La sparizione causata dai kami di Sen e Chihiro”è il sesto film dello Studio Ghibli diretto da Miyazaki, l’ottavo nel computo totale. Considerato il capolavoro del maestro giapponese, alla sua uscita il 20 Luglio del 2001, superò ai box-office giapponesi Titanic, diventando il lungometraggio che più ha guadagnato nella storia per quel che riguarda il paese del Sol Levante, circa 30,4 miliardi di yen (330 milioni di dollari incassati in tutto il mondo). Anche la critica ha promosso il film all’unanimità come miglior film d’animazione della storia e come miglior film del 2000. Vinse l’Orso d’oro al Festival di Berlino nel 2002 e per la prima volta nella storia degli anime, vinse anche l’Oscar come miglior film d’animazione nel 2003, battendo l’America che spadroneggiava in lungo e in largo. Oscar però, non ritirato da Miyazaki, in contrasto con l’America in quanto stava bombardando l’Iraq, Miyazaki affermò che ”non volevo visitare un paese che ne stava bombardando un’altro”. Il film è liberamente ispirato al romanzo fantastico Il meraviglioso paese oltre la nebbia della scrittrice Kashiwaba Sachiko. In Italia la pellicola è arrivata nelle sale il 18 aprile 2003 ad opera della Mikado. Il doppiaggio è stato curato dalla CDL – Compagnia Doppiatori Liberi, con Teo Bellia in qualità di direttore del doppiaggio ed Elisabetta Bucciarelli come responsabile dei dialoghi. Il 3 novembre 2010 il film è stato presentato in versione sottotitolata con un nuovo adattamento a cura di Gualtiero Cannarsi all’interno del Festival del film di Roma col titolo La sparizione di Chihiro e Sen per rendere con maggiore fedeltà l’originale. Durante il Lucca Comics & Games 2013 la Lucky Red ha annunciato per il 2014 l’uscita con un nuovo doppiaggio, nuovi adattamenti e nuove traduzioni del film. La proiezione nelle sale cinematografiche della nuova edizione è avvenuta il 25, 26 e 27 giugno 2014 con il titolo invariato, ossia La città incantata. Nel computo totale il film ha guadagnato la bellezza di 890.000 mila euro. Essendo questo il film più importante dello Studio Ghibli e anche l’unico anime ad aver vinto un Oscar (e ci mancava!) gli dedicherò maggior riguardo, perché merita di essere sviscerato per benino per comprenderne la bellezza

LA TRAMA

La città incantata locandina

La storia inizia con Chihiro, una bambina di 10 anni, che sta traslocando coi suoi genitori in un’altra città quando il padre della bambina prende la strada sbagliata e raggiunge un tunnel. Nonostante la figlia non desideri proseguire, i genitori si addentrano nel cunicolo sbucando in una radura con delle case. Pensando di aver trovato un parco divertimenti abbandonato il padre si addentra nel complesso per visitarlo, seguito dalla moglie e, a malincuore, da Chihiro. I tre superano il letto di un fiume in secca e si trovano in una città composta interamente da ristoranti e locali, e su un bancone trovano un ricco buffet. I genitori si siedono e cominciano a mangiare, pensando di pagare quando si mostrerà qualcuno. Chihiro intanto esplora la zona e trova un grande complesso di bagni pubblici. Un giovane ragazzo, Haku, le ordina di andarsene, ma tornando indietro la bambina scopre che i genitori sono diventati maiali e che non riesce ad attraversare il fiume ormai in piena.  A questo punto cala la notte e numerosi spiriti, ospiti del complesso, cominciano ad affollare le vie, mentre Chihiro si rende conto che sta lentamente diventando invisibile. Haku la trova e le fa mangiare una bacca proveniente dal mondo degli spiriti che rende Chihiro nuovamente tangibile e le permette di rimanere viva anche all’interno del complesso magico. Le spiega inoltre che l’unico modo per evitare di essere catturata dagli uomini di Yubaba, la potente strega che dirige il complesso, è quello di trovarsi un lavoro all’interno dell’impianto. Grazie all’aiuto dello yōkai Kamagi e di Lin la bambina riesce ad ottenere un’udienza presso la maga, il cui potere è distratto solo dalla sua cura ossessiva per il bebè Bō. Per stipulare il contratto di lavoro Chihiro viene privata del suo nome e rinominata Sen. Questo espediente viene usato dalla strega poiché la mancanza del nome la rende incapace di abbandonare la città controllata da Yubaba.

Sen durante il primo giorno di lavoro fa entrare in casa una misteriosa creatura mascherata, chiamata Senzavolto. Il primo cliente di Sen è uno spirito del cattivo odore, che viene pulito dalla bambina e che si scopre essere lo spirito di un fiume inquinato che aveva bisogno di una ripulita. In riconoscenza del servizio, lo spirito lascia a Sen una polpetta di emetico. Successivamente Senzavolto tenta un inserviente con dell’oro e lo divora. Comincia a chiedere cibo e ad elargire oro a manciate. Intanto Sen si accorge che degli shikigami di carta stanno attaccando un drago, in cui riconosce l’amico Haku, trasformato. Quando il drago si schianta nelle stanze di Yubaba, la bambina lo raggiunge, ma da uno shikigami attaccatosi dietro le sue spalle appare Zeniba, la sorella gemella di Yubaba. Ella trasforma Bō in un topo e crea un bebè fantoccio. Zeniba rivela che Haku ha rubato un prezioso sigillo da casa sua, che contiene una potente maledizione, ma è poco attenta e il drago taglia in due lo shikigami di carta, facendola svanire. Haku collassa nella stanza delle caldaie e Sen gli fa mangiare metà della polpetta, facendogli vomitare il sigillo insieme a un mostriciattolo nero che Sen schiaccia sotto al piede. Decidendo di incontrare Zeniba, per chiederle scusa e riportare indietro il sigillo, Sen si confronta SenzaVolto, che intanto è diventato obeso e gli fa mangiare il resto dello gnocco. Il cibo gli causa accesi attacchi di vomito e lo spirito infuriato insegue la bambina per tutto il complesso, perdendo progressivamente peso e tornando al suo aspetto originario. Sen, Senza-Volto e Bō decidono allora di prendere il treno per andare da Zeniba. Intanto Yubaba è infuriata per i danni subiti e incolpa Sen di aver lasciato entrare Senza-Volto, minacciando di uccidere i suoi genitori. Quando Haku le fa notare l’assenza di Bō, la strega accetta di liberare Sen e i genitori come ricompensa per riportarle il figlio.

Intanto i tre arrivano alla casa di Zeniba e le restituiscono il sigillo, mentre la strega rivela che l’amore di Sen per Haku ha spezzato la maledizione. Mentre sono a casa della maga, Haku si presenta in forma di drago e, dopo essersi scusato a sua volta, riporta indietro Sen e Bō. Lungo la via del ritorno Chihiro ricorda che lei ed Haku si sono incontrati prima: quando era più piccola era caduta in un fiume e riuscì a sopravvivere perché trascinata a riva dalla corrente. Era stata salvata da Haku, che era lo spirito del fiume Kohaku, in seguito interrato per edificare palazzi. Dopo aver ricordato ciò, Chihiro rivela all’amico che il suo vero nome è Kohaku, e in questo modo lo libera dal controllo della maga Yubaba. Quando arrivano ai bagni pubblici la strega ha ancora una prova per Sen e le chiede di riconoscere i suoi genitori tra un gruppo di maiali. Se indovinerà i tre potranno lasciare il mondo degli spiriti. La bambina nota correttamente che nessuno dei maiali esposti è uno dei suoi genitori e spezza l’incantesimo, tornando a essere Chihiro. Haku accompagna l’amica al fiume in secca tenendola saldamente per mano e i due si promettono di rivedersi un giorno. Quindi la bambina attraversa il fiume e si ricongiunge con i suoi genitori, tornati normali. Usciti dal mondo magico, Chihiro e i suoi genitori non ricordano nulla della vicenda, ma constatano sorpresi che è passato più tempo di quello che pensavano. Solo il nastrino per capelli intessuto con tanto affetto per Chihiro dai suoi amici della città magica rimane come segno tangibile delle esperienze che la bambina ha avuto. I tre salgono in macchina e si allontanano, mentre Chihiro osserva il tunnel che diventa man mano più piccolo, fino a scomparire.

PRODUZIONE

Quando dovette scrivere la sceneggiatura, Miyazaki decise di dedicare questo nuovo film alla figlia di dieci anni del suo amico, nonché produttore associato, Seiji Okuda, che andava a visitare ogni estate. Per la produzione del film, iniziata nel 2000, Miyazaki ebbe un budget enorme da sfruttare (1,9 miliardi di yen, circa 16 milioni di euro), e si rese conto, durante questa fase, che l’intero film durava tre ore, e fu costretto a tagliare molte parti. Sul personaggio principale, Chihiro, Miyazaki si espose così:

 Ho creato un’eroina che è una bambina ordinaria, una con cui il pubblico possa identificarsi. Non è una storia in cui i personaggi crescono, ma una storia in cui attingono a qualcosa che è già dentro di loro, tirato fuori dalle particolari circostanze. Voglio che le mie giovani amiche vivano in questo modo, e credo che loro stesse abbiano questo desiderio

Ma Miyazaki, dove prese l’idea per La città incantata? L’idea gli venne durante il solito viaggio estivo che faceva in una baita in montagna con tutta la sua famiglia e di cinque bambine, loro amiche, e proprio per loro Miyazaki decise di fare questo film, pensato appositamente per ragazze di dieci anni. Lesse parecchi shojo (che indicava appunto l’età delle bambine che andava dai dieci all’ultimo anno dell’adolescenzaa) manga per trovare una storia da cui trarre ispirazione (come Ribon Nakayoshi) ma quando si rese conto che trattavano soltanto di prime cotte e all’amore in generale, decise che non erano i temi giusti da dedicare alle bambine che conosceva lui. Va detto però, che Miyazaki aveva in mente di fare un nuovo tipo di film già da qualche anno ed era già al lavoro su due progetti: il primo, fare un film basandosi sul romanzo Il meraviglioso paese oltre la nebbia di Kashiwaba Sachiko e il secondo che aveva per protagonista una ragazza di poco più grande di Chihiro, progetti che poi decise di scartare e realizzando il progetto per La città incantata. Per questo nuovo progetto incorporò comunque elementi dei due progetti precedenti, come ad esempio la presenza centrale di un impianto termale, attraverso il quale si sviluppa la storia. In un’intervista, Miyazaki ha dichiarato di essersi ispirato alle terme della sua città, reputandole un luogo misterioso e che lo affascinava, trovando interessante pensare che anche le divinità si recassero alle terme per rilassarsi, proprio come fanno gli uomini. Come per Princess Mononoke, lo staff dello Studio Ghibli utilizzò la computer grafica, usando anche programmi del computer come Softimage, cercando comunque di tenere ad un livello basso questa tecnologia per cercare di migliorare la storia, anziché farle prendere il sopravvento sull’animazione. Per Miyazaki, l’ostacolo più grande fu il ridurre la durata del film da tre a due ore, e svelò che per farlo entrare in tale durata, tagliò moltissime scene. Miyazaki ha basato alcuni degli edifici del mondo degli spiriti sullo stile degli edifici dell’Edo-Tokyo Open Air Architectural Museum che si trova a Koganei, Tokyo. Durante la produzione del film visitava spesso il museo in cerca d’ispirazione, essendo da sempre affascinato dallo stile pseudo-occidentale degli edifici del periodo Meiji che si trovano lì. A detta dello stesso Miyazaki, il museo lo fa diventare nostalgico:

Specialmente quando mi trovo qui da solo la sera, quando si avvicina l’ora di chiusura, e il sole tramonta, mi vengono le lacrime agli occhi

RECENSIONE

La città incantata è un film che porta con sé davvero tantissimi temi, ognuno importante ed interessante. Il filo conduttore di tutto il film è l’esistenza di un mondo ”altro” dalla realtà, in cui si sperimentano cose strane e magiche, dando inizialmente l’impressione che quello vissuto da Chihiro sia un sogno (ciò che crede la stessa Chihiro quando, spaventata, si ritrova in mezzo agli spettri in piena sera) ma è qui che la genialità di Miyazaki si fa spazio, in quanto, attraverso vari elementi, come l’auto piena di polvere e foglie dei genitori di Chihiro oppure il nastrino che porta la ragazza nei capelli, come ricordo del mondo ”altro”, ci mette nel dubbio, inizia a farci capire che l’avventura vissuta da Chihiro non sia stata effettivamente soltanto un sogno. La storia assume quindi il significato di una sorta di maturazione interiore di Chihiro, poiché per la prima volta, la ragazzina è senza i suoi genitori e deve contare solo sulle proprie forze, e cercare di uscire indenne da questa situazione. Due scene chiave, come ammette anche Miyazaki, di questo percorso di crescita sono i lati estremi del film: l’inizio e la fine. Chihiro all’inizio appare stanca, annoiata, e anche, come tutte le bambine, capricciosa e con l’animo malinconico per aver abbandonato tutti i suoi amici, come rivela lei stessa ”Il primo mazzo di fiori della mia vita è un dono d’addio, che tristezza!”. Qui Chihiro è vulnerabile, non sa cosa sia il mondo esterno, cosa che capisce dopo tutte le peripezie vissute, ed esce dal mondo degli spettri rinforzata, piena di coraggio e di determinazione. Il secondo tema importante del film è quello del recupero delle vecchie tradizioni giapponesi, a cui Miyazaki è indissolubilmente legato e di cui questo film ne è completamente ricoperto da cima a fondo, con ogni personaggio che richiama a personaggi della mitologia nipponica. Ad esempio Yubaba, la strega padrona dell’impianto termale rimanda ad una yamauba (da notare anche l’assonanza con il nome) una strega delle montagne dai poteri sovrannaturali, Kamaji rimanda ad un ragno, simbolo dell’operisità o Haku, che tradendo Yubaba per aiutare Chihiro, rimanda alla divinità Nigihayahi, che tradisce il suo alleato per aiutare l’imperatore del Giappone, o ancora Senzavolto (in giapponese Kaonashi カオナシ), nonostante sia frutto dell’immaginazione di Miyazaki, rimanda al teatro No (una sorta di teatro sorta in Giappone nel XIV secolo che presuppone una cultura abbastanza elevata per essere compreso, a differenza del kabuki che ne rappresenta la sua volgarizzazione. I testi del nō sono costruiti in modo da poter essere interpretati liberamente dallo spettatore, ciò è dovuto in parte alla peculiarità della lingua che presenta numerosi omofoni. È caratterizzato dalla lentezza, da una grazia spartana e dall’uso di maschere caratteristiche). Un tema che ritorna in questo film, che alla fine racchiude un po’ tutti i temi presenti nei film precedenti, è quello degli spiriti. Però, mentre in Mononoke gli spiriti dei luoghi si trasformavano in creature battagliere (escludendo il Dio cervo), qui gli spiriti sono tutti essere gentili e anche abbastanza buffi, come lo Spirito del Ravanello, grosso bianco e con quella che sembra una grossa scodella rosso, che scorta Chihiro fin al piano di Yubaba, oppure lo Spirito del fiume che, per ringraziare Chihiro per averlo ripulito (Miyazaki prese l’idea quando aiutò a ripulire un fiume vicino caso che era molto inquinato e sporco) gli dona una polpetta di emetico come ricompensa, molto utile a far rigurgitare il sigillo di Zeniba ad Haku, per non parlare degli altri spiriti, non protagonisti ma dalla presenza piacevole e graziosa come quegli spiriti che sembrano per metà pulcini per metà piccole papere, e chi ne ha più ne metta. Importante è anche il tema della mutazione, poiché da una mutazione inizia il compito di Chihiro, con i genitori trasformati in maiali per la loro ingordigia ed avarizia (ancora una volta ammonimento nei confronti dell’uomo rozzo), oppure la trasformazione di Bo in un topo e delle teste-inservienti di Yubaba in Bo ad opera di Zeniba per ingannare la sorella gemella o ancora Haku che si trasforma in un drago, che non è altri che lo Spirito del fiume Kohaku, insomma davvero tante mutazioni, ognuna però con il suo perché, Miyazaki non lascia mai nulla come semplice elemento decorativo. L’ecologismo anche qui fa il suo ritorno nel già citato caso dello spirito del fiume tutto sporco, ancora una volta Miyazaki si schiera a difesa della natura, mostrando che insieme si può rendere la terra un posto più vivibile e quindi migliore. In ultimo, c’è anche l’importanza del nome, che implica il totale controllo su una persona (Chihiro sarà chiamata Sen, passando sotto il controllo di Yubaba), che Miyazaki riprende dal Ciclo di Earthsea di Ursula Le Guin, di cui è grande appassionato.

COLONNA SONORA

Anche la colonna sonora si merita un capitolo a parte, in quanto se il film è da Oscar, la colonna sonora non è da meno. Affidata ancora una volta all’intramontabile Joe Hisaishi, è quella che ha ottenuto più premi in assoluto tra i film Ghibli come: il Mainichi Film Competition Award per la miglior musica; il Tokyo International Anime Fair Award per la miglior musica nella categoria cinema; e nel 2002 il Japan Gold Disc Award per l’album d’animazione dell’anno. Tutte le composizioni sono state orchestrate dalla New Japan Philarmonic Orchestra (una delle migliori orchestre di tutto il Giappone che tiene i suoi concerti alla Sumida Triphony Hall). Tra quelle più importanti vanno ricordate One Summer’s Day (Ano natsu he)The Name of Life (Inochi no Namae), The Dragon Boy (Ryu no Shonen), Reprise (Futatabi), The Sixth Station (6 Banme no Eki) e la canzone finale del film, udibile nei titoli di coda, Always With Me (Itsumo Nando Demo) cantata da Wakako Kaku e scritta da Hayao Miyazaki. Le musiche del film sono state raccolte in un CD, uscito il 17 Luglio del 2001 in Giappone con il titolo Sen to Chihiro no kamikakushi saundotorakku e pubblicato dalla Tokuma Japan Communications, mentre il 10 Settembre 2002 venne distribuito dalle case discografiche BGM, Phantom Import Distibution e Milan Record con il nome Miyazaki’s Spirited Away in tutto il resto del mondo. La durata totale è di 59 minuti e 51 secondi, insomma per un film da Oscar, la colonna sonora non poteva che esserlo anch’essa, Hisaishi da ancora prova di essere qualcosa fuori dal comune, sempre perfetto, mai banale o vuoto, magico al punto giusto.

CRITICA 

Ritengo necessario inserire anche la critica specializzata che ha votato all’unanimità questo film come il migliore di tutti tempi, per quel che riguarda l’animazione. Sul sito Rotten Tomatoes, ha ottenuto il 97% di freschezza su un totale di 156 recensioni, classificandosi al 13º posto nella lista dei migliori film d’animazione nel sito Metacritic è valutato con un punteggio di 94/100 basato su 37 valutazioni di critici specializzati. Sull’Internet Movie Database il film ha un voto pari a 8,6. Mark Schilling del The Japan Times gli assegna cinque stelle su cinque e ne elogia la ricchezza immaginativa e la superba tecnica di animazione. Roger Ebert sul suo sito rogerebert.com scrive di essere rimasto impressionato dalla cura dei dettagli e di aver apprezzato soprattutto il ritmo rilassato della narrazione, in cui capita che «i personaggi si siedano per un momento, o sospirino, o guardino un fiume scorrere, o facciano altro, non per far avanzare la storia ma solo per dare il senso dello spazio e del tempo»[43]. A suo parere questo rispetto dei tempi e delle pause è un motivo per cui «i film di Miyazaki sono più coinvolgenti dell’azione frenetica in molte animazioni statunitensi».

La critica italiana si trova d’accordo con quella internazionale. Paolo D’Agostini su la Repubblica ne elogia «il raffinato, elaboratissimo gusto estetico – veramente da rifarsi gli occhi» e afferma che «le fantasie di Miyazaki non intendono parlare soltanto ai bambini […] e non intendono soltanto consolare, far evadere: sono apologhi densissimi, sono “operette morali” dove la soluzione (il bene di qua il male di là) non ti viene servita su un piatto e senza sforzo». La maturità del film, la sua profondità tematica e narrativa e il fatto di essere adatto anche, e soprattutto, per un pubblico adulto, vengono sottolineati anche da Roberto Silvestri, che su il manifesto scrive: «La città incantata , l’ultimo capolavoro di Hayao Miyazaki, farà capire anche ai sassi che gli “anime” non sono forme d’arte handicappate e riservate ai piccoli, ma arte adulta».

L’autorevole rivista del British Film Institute Sight & Sound l’ha indicato fra i trenta film chiave del primo decennio del XXI secolo. Sul sito IGN il film si è classificato al 12º posto nella classifica dei 25 migliori film d’animazione di sempre. La rivista Empire lo ha collocato in ben tre sue classifiche:

  • alla posizione numero 339 nella lista dei “500 migliori film della storia”
  • al 10º posto nell’elenco dei cento migliori film del cinema mondiale non in lingua inglese
  • alla posizione 82 dei 300 migliori lungometraggi della storia scelti dai lettori.

Il film è considerato il capolavoro di Miyazaki, nonché il suo film più personale e graficamente più ricco.

CONCLUSIONI

Il fiore all’occhiello di Hayao Miyazaki e dello Studio Ghibli, La città incantata è il film che ha fatto conoscere il suo creatore anche al mondo occidentale, portando a rivalutare i film d’animazione giapponesi, ancora meglio di come avesse già fatto Nausicaa della Valle del Vento. Non manca nulla in questo capolavoro, tutti gli elementi visti nei film precedenti si intrecciano meravigliosamente con la sua storia, l’Oscar è stato solo la ciliegina sulla torta di questo splendido film ma soprattutto di questo leggendario regista che non smetterà mai di continuare a stupire.

VOTO PERSONALE AL FILM: 10/10

Ogni volta che ci accade qualcosa, quel ricordo ci apparterrà per sempre, anche se non lo ricordiamo più. Basta solo un po’ di tempo per far tornare la memoria (Zeniba)

 

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